Figlio di un orafo (Pietro Gentili), Antonio si trasferì a Roma intorno alla metà del XVI secolo, dove consolidò la sua fama. La sua arte rappresenta il ponte tra il Manierismo e le prime influenze barocche.
Divenne l'orafo di fiducia della famiglia Farnese, in particolare del Cardinale Alessandro Farnese, per il quale realizzò capolavori assoluti. La sua tecnica era così eccelsa che molte delle sue opere furono in passato attribuite erroneamente a Benvenuto Cellini.
Le sue opere principali includono:
La Croce e i Candelabri Farnese: Realizzati in argento dorato e cristallo di rocca, oggi conservati nel Tesoro di San Pietro in Vaticano. Sono considerati tra i massimi esempi di oreficeria del Cinquecento.
Rilavorazioni e argenterie: Collaborò spesso su disegni di grandi maestri come Guglielmo della Porta.
Attività pubblica: Fu più volte console dell'Università degli Orafi di Roma, a testimonianza del prestigio raggiunto tra i suoi colleghi.
Morì a Roma all'età di 90 anni, un'età eccezionale per l'epoca, lasciando un'eredità tecnica che influenzò generazioni di argentieri romani.