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Percorso espositivo

Il museo si sviluppa in diverse sale con opere e oggetti del convento di Santa Croce, raccontandone la storia fino ai giorni nostri.

Description

Il nuovo percorso espositivo del Museo progettato dall’arch. Loredana Iacopino di Torino, con il coordinamento e il contributo scientifico dei funzionari della Soprintendenza alessandrina, si sviluppa tra le opere della riunita collezione artistica, oculati giochi di luci, suoni e immagini, allo scopo di guidare il pubblico nella scoperta di un luogo di grande valore storico e culturale. Il visitatore potrà alternare la visione delle opere all’immersione nella narrazione di vicende e personaggi, raccontati anche con l’ausilio di moderni supporti audiovisivi interattivi, grazie alla collaborazione di studio e ricerca con il Politecnico di Torino.

Tappe del percorso

  1. SALA 1: Pio V e il grande sogno per Bosco

    Il complesso monumentale di Santa Croce è il frutto dell’utopistico progetto di Antonio Ghislieri (1504-1572), nato a Bosco ed eletto pontefice nel 1566 con il nome di Pio V.
    Papa Pio V, ricordato per il rigoroso dogmatismo delle sue posizioni religiose e politiche, riuscì a realizzare il sogno di costruire una grande chiesa con annesso convento domenicano, maestosa testimonianza della cultura del Cinquecento italiano.
    Secondo il progetto originario il complesso, intimamente legato alla figura e al culto di Pio V (canonizzato nel 1712), doveva costituire il fulcro di un nuovo nucleo urbano, che avrebbe unificato Bosco al vicino centro abitato di Frugarolo.
    La chiesa, dedicata alla Santa Croce e a tutti i Santi e concepita da Pio V come sede della propria sepoltura, fu costruita secondo i canoni dell'architettura tardorinascimentale e i principi della Controriforma con cui la Chiesa cattolica aveva reagito alla riforma protestante, dettando nuove regole per il culto e influenzando profondamente l'architettura e le arti visive.

    La costruzione fu avviata nel 1566, subito dopo l'elezione di Pio V, e si protrasse per un trentennio, anche se alla morte del Papa, nel 1572. il convento era già abitato e la chiesa officiata, costituendo per la popolazione locale una fonte di benessere economico e di scambi commerciali e culturali.
    Lavorarono all'ambizioso progetto alcuni dei maggiori eruditi e artisti attivi tra Roma e Firenze. Per la decorazione pittorica della chiesa furono chiamati artisti di fama consolidata attivi a Firenze e Roma, tra i quali Giorgio Vasari. L'arredo e i dipinti erano commisurati al prestigio della committenza e aggiornati rispetto alle ultime tendenze dei maggiori centri artistici italiani: per volontà di Pio V e del cardinal Bonelli, pronipote del Papa, furono coinvolti gli scultori Angelo Marini, detto il Siciliano, e il fiorentino Giovanni Gargiolli; tra i pittori figurano il bresciano Grazio Cossali e il piemontese Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo.
  2. SALA 3: gli arredi della chiesa tra seicento e settecento

    La costruzione e la decorazione della chiesa e del convento di Santa Croce proseguirono dopo la morte di Pio V (1572) sotto la direzione del pronipote, il cardinale Michele Bonelli. Dopo l'intervento di Giorgio Vasari e dei suoi allievi, altre pale d'altare furono realizzate per la chiesa e per il convento. I dipinti qui esposti sono opere di scuola lombardo-piemontese realizzate tra la fine del Cinquecento e il secolo successivo. Una significativa eccezione è rappresentata dalla Trasfigurazione eseguita a Roma nel 1616. Particolarmente interessanti sono due copie antiche di dipinti realizzati per i domenicani di Cremona, che attestano i legami tra i due conventi.

    Opere

  3. SALA 4: il culto delle reliquie e della Madonna del Rosario

    Pio V si preoccupò di fornire la chiesa di Santa Croce di una cospicua dotazione di reliquie, rigorosamente autenticate. Le numerose reliquie contenute in preziosi reliquiari erano conservati nelle scansie delle cappella delle reliquie. Purtroppo a seguito della soppressione ottocentesca e delle successive dispersioni rimangono in Santa Croce solo alcuni di questi preziosi oggetti; dei quattordici busti-reliquiario inviati da Roma oggi resta a Santa Croce solo queòòo di Santa Lucina.
    Nella sala è esposta la statua processionale della madonna del Rosario. Le origini del culto della Madonna del Rosario alla quale i frati domenicani sono particolarmente devoti, risalgono al XIII secolo quando la Vergine sarebbe apparsa a san Domenico a Tolosa, consegnandogli il rosario.

    Opere

  4. SALA 5: l'allestimento della Chiesa al tempo della canonizzazione di Pio V

    Nel 1616 papa Paolo V. su istanza dell'ordine domenicano, avviò il processo di beatificazione di Antonio Ghislieri. Sulla base del riconoscimento della fama di santità e dei miracoli da lui compiuti. Pio V fu beatificato nel 1672. Il processo venne riaperto prima della fine del Seicento e il 22 maggio 1712 il pontefice di Bosco fu canonizzato da papa Clemente XI.
    Tra gli anni della beatificazione e quelli della canonizzazione sono documentati lavori per decorazioni pittoriche nella chiesa (con il rinnovamento di cappelle e altari) e nel convento. A quest'epoca risale la serie dei santi domenicani su tela, già esposti nella navata e nel transetto della chiesa e spostati nel museo dopo i recenti restauri.
    Nella sala è esposta, inoltre, uno dei nove grandi drappi originariamente posti a completare l'apparato decorativo delle paraste della navata: questa 'tappezzeria d'arazzo, fatta a punta d'ago, è databile all'ultimo quarto del XVII secolo. Si tratta di una serie tessuti ricamati a piccolo punto con filati di lana, probabilmente di manifattura monastica e montati su velluto o damasco con episodi della Passione.

    Opere

  5. SALA 6 E 7: la macchina vasariana

    Le sale sono dedicate alla “Macchina Vasariana” l’opera di maggiore importanza e più significativa del complesso di Santa Croce.
    In virtù della buona accoglienza riservata da Pio V all'Adorazione dei Magi (collocata nella quarta cappella destra della chiesa), nel 1567 Vasari ottenne la commissione dell'altare maggiore: l'artista stesso la definì una 'macchina grandissima quasi a guisa d'arco trionfale", oggi ricostruibile solo sulla base di poche testimonianze, in quanto la monumentale struttura, realizzata prevalentemente in legno, fu smantellata negli anni immediatamente precedenti la canonizzazione del pontefice (1712).
    Le tavole dipinte che la ornavano furono divise tra la chiesa e il convento, mentre diversi altri elementi, soprattutto plastici, andarono dispersi durante le soppressioni ottocentesche degli enti religiosi.
    I due dipinti maggiori raffigurano il Giudizio universale (oggi collocato nell'abside) e il Martirio di san Pietro da Verona, mentre le dieci tavole minori – dipinte da Vasari e dalla sua bottega e dal 1712 inserite entro ricche cornici in legno intagliato e dorato realizzate dall'alessandrino Pietro Girolamo Chiara, rappresentano santi domenicani e miracoli ad essi riferiti, nonché scene dell'Antico e del Nuovo Testamento.
    Attraverso una simulazione sperimentale immersiva in Virtual Roality realizzata dal VR Lab della Fondazione LINKS di Torino, e la stampa 3D realizzati sul modello eseguito nel 2004 dall'Università di Pavia, sarà possibile osservare la macchina vasariana collocata nel presbiterio e riscoprirla nella sua spazialità perduta.

    Opere

  6. SALA 8: il patrimonio disperso di Santa Croce

    La soppressione definitiva dell'ordine dei domenicani (1860) favorì la dispersione dei beni della chiesa e del convento, primi tra tutti i corali miniati commissionati da Pio V per i confratelli domenicani di Bosco, oggi conservati nel Museo Civico di Alessandria dove confluirono anche alcuni paramenti sacri e una collezione di monete e medaglie, destinati, nello spoglio, al convento di Chieri, dove se ne trovano ulteriori preziosi esemplari. Altri beni e arredi provenienti da Bosco sono oggi distribuiti tra musei e chiese del territorio alessandrino -tra cui Cassine, Casale Monferrato, Frugarolo e Castellazzo Bormida-, oltre che nei depositi della Diocesi, mentre tra i dipinti dispersi, La passione di Gesù di Hans Memling e il giudizio finale di Bartholomaeus Spranger lasciarono Bosco per essere ceduti al re Vittorio Emanuele I ed entrare nelle collezioni della Galleria Sabauda di Torino, ora Musei Reali. Acquistato dal Museo dell'Ermitage e nel 2011 trasferito nella chiesa armena di S. Caterina, è infine il reliquiario del monastero di Skevra, dono di Pio V a Santa Croce.

    Opere

  7. SALA 9: l’eredità di Pio V sul territorio

    In quest’ultimo settore del museo sono descritte le altre opere che il Papa boschese ha realizzato per il suo paese natale.
    L’impulso di rinnovamento che per volontà di papa Pio V giunse da Roma in quest'area periferica del Ducato di Milano (di cui allora Bosco faceva parte) non si esaurì nella creazione del convento di Santa Croce, ma investì un contesto ben più ampio, lasciando tracce profonde e tuttora visibili, sul piano sociale, culturale e sullo stesso assetto del territorio.
    L'intento di promuovere una crescita culturale della comunità locale da parte di Pio V si concretizzò con la fondazione, con bolla pontificia del 1569, del Collegio Ghislieri di Pavia, all'epoca principale sede universitaria del Ducato: il pontefice stabilì che vi fosse previsto il mantenimento gratuito, per sette anni di studio, di 24 alunni, dei quali 8 boschesi. Il collegio, pur non avendo più tale obbligo rispetto alla provenienza dei suoi ospiti, è ancora oggi uno dei più prestigiosi centri di studio in Italia, nonché testimonianza ancora viva della promozione culturale introdotta da Pio V sul territorio.
    Non meno evidente, poiché ancora rappresentato da nuclei edificati ben riconoscibili, è lo straordinario impulso dato da Pio V alla trasformazione del contesto agricolo, affidato alla gestione delle numerose cascine acquisite per il mantenimento del convento.
    Nei nuovi poderi i frati si insediarono impegnandosi in opere di bonifica, migliorando i sistemi di irrigazione esistenti, razionalizzando le colture e piantando decine di migliaia di alberi (gelsi, pioppi, salici), tanto che l'attuale assetto del territorio risente in modo evidente, ancora oggi, degli interventi allora eseguiti.

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Last edit: 12/02/2026 15:11:22

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