Jacopo Zucchi, nato a Firenze intorno al 1541, rappresenta un’altra figura chiave della cerchia vasariana, sebbene la sua parabola artistica e umana si sia svolta principalmente lontano dalla città natale, trovando la sua massima fioritura nella Roma papale. Anche lui, come il Poppi e il Naldini, mosse i primi passi sotto l'ala protettiva di Giorgio Vasari, partecipando attivamente alla decorazione del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Tuttavia, fu il trasferimento a Roma al seguito del cardinale Ferdinando de' Medici a definire la sua cifra stilistica, rendendolo uno degli interpreti più raffinati e preziosi del gusto tardo-manierista applicato alle grandi corti cardinalizie.
La sua arte si distingue per una meticolosità quasi fiamminga nel dettaglio e per una predilezione verso composizioni estremamente affollate, ricche di simboli, pietre preziose e riferimenti colti. Questa sua attitudine trovò terreno fertile nelle committenze del cardinale Ferdinando, per il quale decorò magnificamente Villa Medici e il Palazzo di Firenze a Roma. In questi cicli decorativi, Zucchi dimostrò una capacità inventiva straordinaria, mescolando mitologia, genealogia e osservazione naturalistica con un’eleganza aristocratica che lo allontanava dalla solennità talvolta pesante dei suoi contemporanei.
Oltre alle grandi decorazioni ad affresco, Jacopo Zucchi fu un maestro del formato ridotto e delle opere su rame, dove la sua tecnica minuziosa poteva brillare in tutta la sua precisione. Nonostante l'influenza del rigore controriformista che iniziava a dominare la scena romana, le sue tele rimasero sempre caratterizzate da una sensualità sottile e da un cromatismo vivace. Scomparso a Roma intorno al 1590, Zucchi ha lasciato un'eredità artistica che testimonia il passaggio verso un'arte sempre più celebrativa e complessa, rimanendo uno dei più brillanti narratori visivi del potere e dell'erudizione del secondo Cinquecento.