Angelo Marini, noto anche con il soprannome di "il Siciliano", nacque a Palermo (secondo la tradizione biografica che giustifica il suo appellativo) in una data non precisata dai documenti, ma collocabile intorno alla prima metà del Cinquecento. La sua parabola umana e artistica si concluse a Milano, città in cui aveva trovato fortuna e successo, dove morì nel 1584.
Attivo principalmente nella capitale lombarda, Marini divenne una figura emblematica del passaggio stilistico tra il tardo Rinascimento e le prime inquietudini del Manierismo. Sebbene le notizie sulle sue origini rimangano in parte lacunose, il triennio compreso tra il 1569 e il 1571 segnò il momento di massima maturità dello scultore. In questi anni, Marini fu un protagonista indiscusso della scena milanese, lavorando in stretta sintonia con il clima della Controriforma promosso da Carlo Borromeo.
La sua attività principale si concentrò presso la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, dove la sua capacità di infondere vigore plastico alle figure sacre lo rese uno degli interpreti più apprezzati dal cardinale e dai fabbricieri. Contemporaneamente, il suo prestigio lo portò a collaborare ai rilievi per la chiesa di San Fedele, il tempio dei Gesuiti, dove il suo stile dialogò con le rigorose architetture di Pellegrino Tibaldi. La sua produzione, specialmente in quel fortunato periodo a cavallo del 1570, riflette una transizione verso un realismo severo e un decoro formale che avrebbero influenzato la scultura lombarda fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1584 mentre era ancora impegnato nei grandi cantieri della città.