Francesco Morandini, universalmente conosciuto come il Poppi dal nome del borgo casentinese dove nacque nel 1544, è stato uno dei protagonisti più raffinati e originali della stagione del Manierismo fiorentino. La sua carriera si sviluppò all'ombra del grande Giorgio Vasari, di cui fu l'allievo prediletto e il principale assistente, ma il Poppi riuscì ben presto a distinguersi dal maestro grazie a una sensibilità artistica del tutto personale. Mentre Vasari tendeva a una narrazione monumentale e celebrativa, Morandini sviluppò uno stile caratterizzato da un’eleganza quasi eccentrica, con figure dalle proporzioni allungate e colori brillanti, capaci di creare atmosfere sospese tra la realtà e il sogno.
Il punto di svolta della sua produzione artistica fu senza dubbio la collaborazione per lo Studiolo di Francesco I de’ Medici in Palazzo Vecchio, un progetto ambizioso che raccoglieva il meglio dell'ingegno fiorentino dell'epoca. In questo contesto, il Poppi realizzò opere iconiche come la tela di Alessandro e Campaspe, dimostrando una capacità straordinaria nel tradurre i temi mitologici in scene di estrema grazia formale. Il suo legame con il Granduca Francesco I, uomo incline all'esoterismo e alle scienze, influenzò profondamente la sua arte, che si fece via via più ricercata e densa di dettagli preziosi.
Nonostante il successo ottenuto a corte e il ruolo di rilievo all'interno dell'Accademia delle Arti del Disegno, il Poppi mantenne sempre un forte legame con le sue radici, tornando spesso a lavorare per le committenze religiose del territorio toscano. Le sue pale d'altare, come quella conservata nella chiesa di San Marco a Firenze, mostrano un artista maturo, capace di governare composizioni complesse senza mai perdere quella leggerezza cromatica che lo rendeva unico. Morì a Firenze nel 1597, lasciando un'eredità visiva che oggi viene celebrata per aver saputo portare la libertà inventiva del Manierismo verso vette di assoluta raffinatezza decorativa.