Giovanni Gargioli (o Gargiolli), poliedrico artista toscano nato a Fivizzano intorno al 1540 e morto a Praga nel 1608, incarna perfettamente la figura dell'ingegno itinerante del tardo Cinquecento, capace di muoversi tra l'intaglio, la scultura e l'architettura.
Il triennio 1569-1571 rappresenta un capitolo cruciale della sua formazione e della sua affermazione professionale in Italia, prima che la sua carriera prendesse una svolta internazionale. In questi anni, Gargioli è impegnato in importanti commesse che ne mettono in luce l'abilità tecnica nel lavorare il legno e il marmo. È proprio tra il 1569 e il 1571 che la sua presenza è documentata nel prestigioso cantiere della Chiesa di Santa Croce a Bosco Marengo, vicino ad Alessandria. Questo progetto, voluto fortemente da Papa Pio V (nativo proprio di Bosco Marengo), era uno dei centri artistici più all'avanguardia dell'epoca; qui Gargioli lavorò all'imponente apparato decorativo e all'intaglio del coro, confrontandosi con i disegni e l'estetica di grandi maestri come Giorgio Vasari.
In questo periodo, la sua arte si distingue per un rigore formale che fonde la tradizione fiorentina con le nuove esigenze di solennità proprie della Controriforma. La perizia dimostrata a Bosco Marengo fu il trampolino di lancio che, negli anni successivi, lo avrebbe portato lontano dall'Italia: dopo un passaggio per Innsbruck, Gargioli si stabilì infine alla corte di Rodolfo II a Praga. Qui, nel decennio finale della sua vita, divenne uno degli architetti di corte più influenti, contribuendo a trasformare il Castello di Praga e progettando giardini e modelli architettonici che avrebbero segnato profondamente il volto della capitale boema fino alla sua morte nel 1608.